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Nel campo dei videogame i riflettori in queste ore sono tutti puntati su San Francisco. È partita infatti la Game Connection 2014, la fiera più importante nel settore B2B, mentre da mercoledì sarà la volta della Game Developer Conference, pronta a calamitare gli appassionati di mezzo mondo fino al prossimo 21 marzo.  Nel frattempo però il mercato italiano si è dato battaglia nella seconda edizione del Drago d'Oro. L’appuntamento con gli Oscar italiani si è tenuto la scorsa settimana al Maxxi di Roma, e il primo successo arriva dalla conferma della rassegna. Superato al meglio il battesimo del primo anno, il premio è stato fortemente voluto dalla AESVI, il consorzio che riunisce tutti gli editori di videogame, e quest’anno è stato portato in uno dei templi dell’arte contemporanea della capitale. Ventuno statuette in tutto, consegnate dal Trio Medusa che ha condotto l’evento, l'identikit dei vincitori assoluti non ha certamente smentito le previsioni. A trionfare infatti The Last of Us e Grand Theft Auto V, con il primo che si è aggiudicato anche il titolo di miglior videogame dell’anno e il premio assegnato dal pubblico. Questa seconda edizione però va ricordata anche per una prima volta tutta italiana, la prima volta in cui i nostri sviluppatori indipendenti, per quanto figli di un'industria molto lontana da quelle americane o asiatiche, (vedi Microsoft, Sony e Nintendo), hanno espresso una tecnica e una determinazione senza precedenti, quasi in grado di competere con i rivali stranieri. Non dimentichiamo che l'Italia è al quarto posto tra i paesi europei che consumano più videogame, dietro a Inghilterra, Germania e Francia. Cominciamo allora con "I ragazzi di Santa Ragione", al secolo Pietro Righi Riva e Nicolò Tedeschi: rispettivamente 31 e 29 anni, il loro MirrorMoon Ep è un gioco ambientato in uno spazio geometrico ricco di citazioni per chi ha conosciuto i videogiochi già a partire dagli anni Ottanta. È un gioco pretenzioso, ma i game designer hanno mostrato coraggio e personalità e hanno ragione a crederci fino in fondo. Più tecnici e figli in qualche modo di una scuola tutta italiana sono quelli di Kunos Simulazioni. La simulazione di guida Assetto Corsa (premiato come miglior realizzazione tecnica) non ha molto da invidiare alle produzione faraoniche californiane, giapponesi e canadesi, se non i soldi messi a disposizione per questi studi di sviluppo. Visti dall'alto nel loro insieme i due prodotti non hanno un filo rosso che li tiene uniti. Non c'è ancora uno stile, un'eccellenza tecnica o carismatica, una scuola: ad eccezione della milanese Milestone, creatrice del videogame ufficiale della Moto GP, il panorama italiano non ha ancora attori di peso sul mercato internazionale. C'è però un approccio culturale, curioso e aperto verso le contaminazioni, come dimostra la Ovosonico, fondata nel varesotto da Massimo Guarini, ex game designer di Grasshopper Manufacture che a breve darà alla luce il suo bellissimo Murasaki Baby, un racconto dal titolo onirico, tutto disegnato a mano. Insomma la nostra industria videoludica c'è, e ci sarà anche in California. Infatti l'AESVI, in collaborazione con l'ICE (Istituto per il commercio con l'estero), sosterrà al Game Connection America una delegazione riunita sotto il brand Games in Italy,  composta da 11 studi di sviluppo, e che durante la fiera potranno mostrare le competenze tecniche e creative agli oltre 1.500 rappresentanti di 500 aziende che operano nel settore videoludico provenienti da oltre 50 paesi nel mondo. Una gran bella sfida.

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