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Dalla redazione di Venezia: Nicolò Groja Carlo Borlenghi, il famoso fotografo di vela e quest’anno al servizio di Luna Rossa, ci ha raccontato la sua esperienza, dall'inizio della sua carriera alla Coppa America. Con la giacca bianca e rossa del team italiano, si siede accanto a noi e ci parla di come ha iniziato a fare il suo mestiere: “Studiavo ingegneria e la foto è sempre stata la mia passione, ma ho iniziato presto a pensare di farla fruttare in qualche modo: facevo fotografie a chi andava in barca sul lago di Como e poi gliele vendevo, così potevo pagarmi gli studi all’università. Poi mi ha chiamato Vogue che voleva rendere mensile la rubrica Uomo mare: ho lavorato dodici anni per loro ed è stato un bel biglietto da visita.” Da allora a oggi molto è cambiato: “All’epoca seguivo le barche con un piccolo camper dentro cui dormivo; le cose hanno iniziato a cambiare quando ad Alassio, durante una regata di importanza internazionale, ho fatto una foto alla barca Brava di Pasquale Landolfi, grande armatore scomparso nel 2005, che si era rovesciata; ne parlavano tutti perché ci avevano investito molti soldi e io sono riuscito a immortalare l’attimo che poi è finito su tutti i giornali. Ho potuto investire il ricavato in attrezzatura nuova e ho avuto l’opportunità di fare un salto di qualità.” Poi una battuta sulle sue influenze e il suo modo di lavorare: “Ho iniziato prendendo spunto dalle foto dei Beken, ma le loro istantanee rappresentavano barche bellissime d’altri tempi, con scafi in legno e vele candide, mentre quando ho iniziato io le imbarcazioni cominciavano a diventare sempre più brutte, così ho pensato di cambiare punto di vista e concentrarmi sui dettagli, trovando un mio stile personale.” Per emergere, però, bisogna dimostrarsi più efficienti degli altri: “Quindici o venti anni fa sono stato tra i primi ad abbracciare il digitale nel nostro ambiente; ho comprato i primi scanner e i primi modem per riuscire a spedire più velocemente le foto ai giornali: dovevo arrivare prima degli altri. Ho speso anche molti soldi e preso molte cantonate, ma tutto è servito per non perdere il treno; anzi, per precederlo.” Un’ultima battuta, quasi doverosa, la riserva alle World Series di Venezia: “Questa città è meravigliosa, unica: ha i suoi tempi e i suoi colori, non vi sono auto… è come entrare in un altro mondo; lavorare qui è speciale. Essere a Venezia è un privilegio per la Coppa.”

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