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In ogni parte del mondo specialisti di comunicazione, psicologi, sociologi e chi più ne ha più ne metta stanno studiando il rapporto internet e giovani. Producono riflessioni, statistiche e analisi che poi noi genitori leggiamo, soppesiamo e trasformiamo in nostre opinioni, in dialoghi con i nostri figli, in confronti con altri genitori. Mi piace questo fervore di pensieri che serpeggia e si incrocia, che brulica di ipotesi e interpretazioni, perché capire è sempre una sfida. La generazione finora impegnata in questo esercizio è stata soprattutto quella vecchia. Diventata adulta senza internet, si muove tra un "prima" che conosce bene e un "dopo" tutto da scoprire. Difficile con queste coordinate evitare il paragone tra i due. Nel frattempo, però, i digital native stanno crescendo e alcuni sono già diventati adulti. Il loro parere sul tema cambia la prospettiva, viene "da dentro". E' il caso di Danah Boyd, 34 anni, che studia le intersezioni tra tecnologia e società con un curriculum che mette soggezione e include Microsoft Research, New York University, Harward Law School e Harward Berkman Center, nonché una sfilza di pubblicazioni e contributi. Danah è stata definita la prima antropologa che è vissuta nella stessa tribù che studia. E dice cose che devono farci riflettere. Prima fra tutte, che noi adulti, quando si tratta di internet e giovani, ci preoccupiamo delle cose sbagliate. Genitori, insegnanti, la scuola, si preoccupano degli adolescenti che scrivono online delle loro vite, condividono password e si fanno beffe delle convenzioni, in balia di predatori cattivi pronti ad adescarli in rete. In realtà, dice Danah, i ragazzi oggi si aggregano naturalmente online con conversazioni, flirt, umori immaturi e scambi sociali che non sono altro che il loro normale bighellonare. Dovremmo lasciare che i nostri figli esplorino il mondo online e facciano esperienza, perché anche lì possono trovare risposte alle loro incertezze, o altri ragazzi con gli stessi dubbi o, perfino, adulti (sconosciuti) che si comporteranno come mentori. Quello che ci dicono online dovrebbe aiutarci ad aiutarli, invece che spaventarci. I teenager a rischio offline sono gli stessi che sono a rischio online: non è che internet faccia qualcosa di male ai giovani, è che a volte ci sono cose brutte nelle loro vite, a prescindere, e internet è solo una delle tante, variabili componenti. Questo è confermato dai risultati delle ricerche di Danah, che sembrano dimostrare che problemi di droga, abuso sessuale, alcolismo o pressioni economiche si ripropongono online quando esistono offline. In realtà il comportamento degli adolescenti online non è altro che il riflesso di quella che da sempre è la vita di un teenager: amicizia, pettegolezzo, flirt, trasgressione e tenere tutto - il buono e il cattivo - all'oscuro dei genitori. lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo  

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