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Recensione scritta da Maria Russo, Corso di Letteratura italiana, Filologia Moderna (Università Federico II di Napoli)

L’opera vive nel tempo e passa da Raffaele Viviani ad Alfredo Arias con il suo fascino ancora intatto. Un tendone dimesso e due carovane al suo esterno. Così si presenta il Circo Equestre Sgueglia fermatosi a Napoli in Piazza Mercato. Un circo come un altro, anzi un pò messo male, ma è al suo esterno che lo spettatore assiste alla scena di cui sono protagonisti assoluti Samuele il clown e Donna Zenobia, entrambi alle prese con i rispettivi e infedeli compagni di vita: Giannina e Roberto, a loro volta innamorati del toscano Tony e di Nicolina, figlia di Don Ciccio, proprietario del circo. Attorno a loro gravitano altre figure, come Bagonghi, sua moglie Bettina, donna serpente. Zenobia e Samuele sono colpevoli di essere troppo buoni e di guardare con gli occhi chiusi la realtà che li circonda: la donna è troppo dedita al marito per rendersi conto che egli la tradisce con una giovane e spensierata ragazza; mentre il clown è troppo occupato a perfezionare la sua bravura di circense e così lascia troppa libertà alla frivola moglie. Il circo, emblema della fragilità, si sposa bene con le alterne vicende che vivono i personaggi, che tra tradimenti e malelingue, subiscono continue scosse. La rappresentazione si muove tra momenti recitati e momenti musicali, facendo così intervallare anche riso e tensione teatrale e operando con un disincantato umorismo, quasi eduardiano, che spinge lo spettatore a riflettere sulla vita umana, piena di contraddizioni e insicurezze. I circensi che di fama sono uomini senza radici e valori sono stigmatizzati nella loro forma di traditori e approfittatori per tutta la rappresentazione. I nostri personaggi possono rimanere senza niente nella loro vita eppure lo spettacolo deve continuare. Ed è per questo assurdo motivo che nella seconda parte della storia Samuele e Zenobia si ritrovano abbandonati e poveri; ma almeno loro sono vivi e hanno mantenuto qualcuno dei vecchi principi traditi dai loro compagni. E così Viviani, e insieme a lui Arias, mettono in scena un doppio spettacolo, quello del circo e quello della vita e i personaggi, con una delle ultime significative battute dell’opera, come fronde da un albero cadute ‘sta vit s’è perduta int all’oscurità, si rendono conto di aver fallito e di trovarsi in una realtà che non è più la stessa.
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