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Gli effetti della sentenza della Corte di Giustizia UE che affermava il diritto all'oblio per gli utenti di internet e cittadini comunitari supera i confini di Google. La rimozione di link che contengono informazioni personali "inadeguate o non rilevanti" , che pure procede tra mille difficoltà, non sarà compito esclusivo di Big G, e dalla scorsa settimana anche Microsoft si adegua alla decisione del 13 maggio, mettendo a disposizione in Bing un modulo online che risponde alle esigenze degli utenti italiani – come di tutti gli altri abitanti dell’Unione Europea – con uno schema identico: una parte dedicata all’identità del richiedente (con upload di documentazione) e una parte dedicata alla segnalazione dell’url che si vorrebbe far sparire dai risultati del motore di ricerca perché si ritiene porti a contenuti inesatti, falsi, incompleti, non più pertinenti o impropri. In mezzo a queste due sezioni, un’altra parte del form chiede quale sia il ruolo nella società dell’utente. Del resto, la sentenza europea non dimentica che in caso di figure politiche, pubbliche, di primo piano, in caso si ricopra un ruolo “che implica comando, fiducia o sicurezza” (ad esempio insegnante, membro del clero, leader, poliziotto, medico, gli esempi sono molti e questo è uno dei punti deboli della sentenza: non sono specificati), il diritto di essere cancellati viene meno rispetto al diritto collettivo di mantenere memoria sui fatti raccontati in quella pagina web. Proprio per questo in casa Google, dove l'applicazione della decisione è già da fine giugno in fase operativa, sta creando più di un ostacolo, evidenziando la necessità di sviluppare soluzioni più pratiche, tanto da  bollare sostanzialmente come inutile il provvedimento della Corte di Giustizia. Microsoft inoltre non garantisce e non può garantire la rimozione dei link, dovendo prendere in considerazione l’equilibrio tra l’interesse della privacy individuale del richiedente e l’interesse pubblico a tutelare la libera espressione e la disponibilità delle informazioni. Lo stesso tema ha convinto Google ad aprire una consultazione pubblica a sostegno di un comitato di esperti, mentre a Mountain View sono già arrivate oltre 70 mila richieste, seimila dall’Italia. Insomma, la partita è tutt’altro che chiusa.

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