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L'attuale tecnologia 3D è tutt'altro che perfetta e lontana dall'essere davvero convincente. Dopo qualche tempo infatti, tutti ci siamo accorti di quanto sia affaticante per la vista e dei mal di testa che può generare. Un gruppo di ricercatori di IMEC crede di avere la soluzione per gli schermi 3D del futuro: la proiezione olografica tramite un dispositivo elettromeccanico miniaturizzato (MEMS). Questi dispositivi si basano sul principio della diffrazione della luce e sono costituiti da quadratini di silicio che dovrebbero muoversi verticalmente come piccoli pistoncini di automobile. Nel fare questo, se colpiti dalla luce genererebbero interferenze costruttive e distruttive nelle forme d'onda della luce stessa tali da dare luogo a un'immagine 3D nello spazio. Prima di correre con la fantasia alla principessa Leila di Guerre Stellari però, è meglio considerare che, al momento, la tecnologia è ferma alla creazione di un'immagine statica, quindi manca esattamente la parte più impegnativa: il movimento delle celle di silicio/germanio che dovrebbe dare luogo all'immagine in movimento. E se in linea di principio la tecnologia è semplice, all'atto pratico si tratta di costruire unità mobili meno che microscopiche. Per avere diffrazione, infatti, è necessario che il quadratino di semiconduttore abbia dimensioni inferiori alla lunghezza d'onda della luce che lo colpisce, vale a dire circa 0,5 micron. Considerato che attualmente persino le celle dell'immagine statica sono 10 volte più grandi, la principessa dovrà attendere ancora qualche anno prima che un cavaliere Jedi possa raccogliere il suo appello.

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