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Dopo 4 giorni dallo sbarco al NASDAQ, ieri finalmente la corsa al ribasso del titolo Facebook si è fermata a 32 dollari, con una valutazione inferiore del 15% rispetto a venerdì. Ecco scoperta la cruda realtà: qualcuno ha sbagliato i calcoli. In verità se si fosse trattato solo di un errore forse le obiezioni avrebbero avuto un tono più cauto. E invece in tutti gli Stati Uniti stanno scattando denunce e richieste di class action a carico di Facebook e delle 33 banche che ne hanno gestito il collocamento. Morgan Stanley e Goldman Sachs sono accusate di insider trading e comportamenti scorretti. In pratica, nei giorni antecedenti alla quotazione, avrebbero avvertito gli investitori più importanti della correzione al ribasso delle previsioni reddituali di Facebook. Violando il silenzio avrebbero favorito i grandi operatori di Wall Street lasciando i piccoli investitori in balia degli eventi e delle speculazioni. Altre cause vertono sulle false dichiarazioni finanziarie rilasciate da Zuckerberg e il top management la settimana scorsa. Infine, non meno importante, la negligenza dimostrata dal NASDAQ: venerdì il sistema informativo è andato in tilt, azzerando numerose richieste di operazione. Al momento Morgan Stanley sostiene di "aver seguito le stesse procedure applicate per ogni altro collocamento".

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