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I Garanti per la Privacy europei stanno pensando di riaprire il caso Google Street View, che qualche tempo fa balzò agli onori della cronaca per lo scandalo delle intercettazioni wireless. Nel 2008 si scoprì che le Google car in giro per Berlino non effettuavano solo foto, ma raccoglievano anche dati personali (e-mail, password, cronologia del browser, etc.) sfruttando le connessioni Wi-Fi degli appartamenti. Ai tempi si credette alla versione di Google, ovvero quella di un problema al software. Insomma, un incidente di percorso per altro provocato da un singolo ingegnere. "Ci venne detto che si era trattato di un errore", dice Johannes Caspar, Commissario per la protezione dei dati di Amburgo che per primo si occupò del caso. "Ma adesso sappiamo che non si trattò di uno sbaglio e persone all'interno dell'azienda sapevamo che queste informazioni venivano raccolte. Questo mette tutto sotto un'altra luce". La Federal Communications Commission ha infatti recentemente pubblicato negli Stati Uniti un rapporto sulla vicenda che confermerebbe un certo ostruzionismo da parte di Google, ma non la violazione di leggi nazionali o federali. Per altro tutto questo ha portato a una sanzione da 25mila dollari. In pratica un ingegnere Google che vive a Palo Alto avrebbe dichiarato ai colleghi, tra il 2007 e il 2008, che il suo software era in grado di intercettare il traffico non crittato dei router Wi-Fi. Insomma, a Mountain View in molti sapevano. Ecco il motivo per cui i Garanti per la Privacy tedeschi, britannici e francesi hanno deciso di studiare attentamente il rapporto per determinare le eventuali responsabilità del colosso statunitense.

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