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“Pente, pente!!” urlava mio figlio piangendo in bagno a poco più di due anni, gli occhi spaventati e la pelle d’oca sulle coscette per lo sforzo di trattenere la popò. Erano i giorni in cui gli stavamo insegnando a usare il bagno. Io sapevo che farla nel pannolino è cosa assai rassicurante per i bambini e che il passaggio richiedeva dolcezza. Mi prodigavo a pensare soluzioni perché fosse comodo, perché avesse l’appoggio dei piedi, gli mostravo come facevamo noi, perché capisse che era normale, mi assicuravo anche di non dare troppa importanza a tutto l’ambaradan, per non spaventarlo. Credo addirittura che avessimo un libro per bambini che trattava proprio dell’argomento, di quelli con bei colori e bei personaggi positivi, in cui ci si immedesima e che si vuole imitare. Niente di niente. Per giorni quell’urlo spaventato e incomprensibile: tutto bene con la pipì, ma la popò era fonte di vero sgomento. Mi ci è voluto qualche tempo prima di capire che quell’atterrito “pente” era l’avviso urgente a mamma per dire che aveva un serpente nella pancia, che voleva uscire. E ditemi voi se non aveva ragione ad essere terrorizzato! E come un povero genitore potrebbe mai immaginare certi immaginari dei loro figli e intervenire per rassicurarli! Nel tempo ho scoperto anche altre paure assurde, come quella per i coltelli (pare che io sembri spaventosa quando affetto le carote) o del mostro che esce dal gorgo d’acqua dello scolo della vasca da bagno. Totalmente incontrollabili, io questi li chiamo immaginari inimmaginabili, per i quali di conseguenza ho alzato bandiera bianca e non mi aspetto in alcun modo di essere all'altezza. Poi c’è un altro immaginario, quello che loro si creano per scartare realtà scomode. Alcuni potrebbero chiamarla furbizia, probabilmente a ragione. Ciononostante, spesso è difficile riconoscerla e a volte troppo facile catalogarla alla voce “bugie”. Io credo si tratti soprattutto di un processo di maturazione, dove la guida di noi genitori, onesta e cruda se necessario, gioca una parte essenziale. Questa maturazione è così sofisticata che a volte è addirittura aliena anche a noi adulti, capaci anche in ben tarda età di nasconderci dietro a un dito. Questo è il luogo più di internet e della televisione, di Youtube e dei videogame, dove cerco di concentrare i miei sforzi di genitore. Mi dico che, se riesco a insegnare ai miei figli la critica (e l’autocritica), la capacità di guardare e non solo vedere, allora sapranno capire la distinzione tra finzione e realtà in ogni contesto. E se riuscirò anche a far sì che si sentano sicuri di sé mentre guardano, che si possano fidare delle loro intuizioni, allora saprò che potranno anche far fronte alle paure, immaginarie o reali. Che non so se risponda alla domanda di bluKlein se esiste un percorso per guidarli senza nascondersi ma proteggendoli, ma è il mio empirico tentativo. lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo  

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