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Questo il piano di un gruppo di hacker presentato al Chaos Communication Congress di Berlino, come soluzione per combattere la censura rivolta verso la Rete. Il progetto è meno impossibile di quanto si possa pensare in prima battuta. Sebbene finora le missioni spaziali siano state tutte patrocinate da governi o da grosse aziende infatti, lo spazio è alla portata anche degli hobbisti. Il problema è che le soluzioni amatoriali, che tipicamente utilizzano palloni aerostatici, non consentono un posizionamento preciso e questo genera una serie di problemi e di difficoltà tecniche durante la trasmissione dati. In pieno stile hacker e ispirato dall'approccio free/smartgrid, un ventiseienne tedesco di nome Armin Bauer ha escogitato una soluzione: una rete terrestre di stazioni di controllo "condivise", interconnesse e a basso costo. Stazioni che possano essere costruite da singoli appassionati. Utilizzate congiuntamente in una rete globale, queste stazioni dovrebbero essere in grado di assicurare il corretto tracking dei satelliti. Come dice Bauer "è una sorta di GPS alla rovescia". Purtroppo il vero scoglio per il gruppo di hacker non sarà tecnico, ma legale. È infatti questionabile se un satellite sia o meno soggetto alla legislazione del Paese sopra cui orbita, ma è facile prevedere che, qualora si renderà necessario, i Paesi interessati legifereranno in questo senso, rendendo vano ogni sforzo degli hacker.

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