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Venerdì scorso Anonymous ha attaccato (e affondato) il sito della CIA. La tecnica adottata dal gruppo di hacker è quella di sempre: classica azione DDoS (distributed denial-of-service), dove più utenti muovono un cyber-attacco contemporaneo portando al blackout del sito. Il problema è che questa è l'ennesima operazione riuscita. "Succederà sempre più spesso, sono inarrestabili", ha dichiarato Jerry Irvine (National Cyber Security Task Force) al New York Times, perché "le tecnologie di sicurezza non sono al passo con le vulnerabilità esistenti". E l'azione di cyber-guerriglia può essere più o meno devastante. Nel migliore dei casi i siti vengono temporaneamente resi inaccessibili, nel peggiore vengono sottratti dati sensibili successivamente divulgati online. Ad esempio nelle ultime settimane sono stati svelati indirizzi e password dei governanti siriani, telefonate fra agenti di Scotland Yard e dell'FBI, etc. Ormai il fenomeno sembra crescente e incontrollabile, tanto più che alcuni hacktivisti lo fanno per puro divertimento, altri per sfida, altri ancora per beffarsi delle istituzioni. In ogni caso non mancano le compagini politicizzate che vedono nella cyber-war un vero e proprio strumento di dissenso. Quando gli attacchi sono a scopo di lucro, però, si deve parlare di vera e propria criminalità organizzata. È il caso ad esempio del recente cyber-attacco subito da Microsoft sul proprio sito ufficiale indiano. Il gruppo di hacker pur nascondendosi dietro alla maschera di Guy Fawkes - tipica degli Anonymous - ha puntato semplicemente all'acquisizione dei dati riguardanti i pagamenti effettuati sul sito.  

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