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 Recensione scritta da Francesco Gaudiosi, Liceo Ginnasio Statale G.B. Vico (il più giovane dei premiati)

La prosa, la poesia e la musica di Viviani tornano a rivivere sul palco del San Ferdinando in una rilettura dello spettacolo "Circo equestre Sgueglia", capace di trasferire le suggestioni originali del testo, ma in una versione interamente rinnovata, stavolta sotto la direzione del regista argentino Alfredo Arias. La realtà del testo e la fantasia della trasposizione registica sono i due fili conduttori che si fondono con l’allegoria dello spettacolo circense (che lo spettatore non vede mai, e di conseguenza può soltanto immaginare) e il vissuto dei personaggi dietro ognuno dei quali si cela un grande buio ed una insostenibile sofferenza. Ma la forza del testo di Viviani sta proprio nel fatto che nel momento di massima drammaticità, che riveste essenzialmente il campo amoroso, l'autore inserisce con astuzia momenti comici che vanno ad identificarsi in pieno con la classica ma sempreverde ironia napoletana. Ben accurata è la scenografia di Sergio Tramonti che coinvolge lo spettatore direttamente all'interno delle vicende sentimentali dei circensi, con un allestimento da “back-stage”, luogo in cui cioè gli artisti sono ancora privi delle loro maschere e vivono le loro vicende drammatiche quotidiane. Un plauso va all'interpretazione brillante e istrionica di Massimiliano Gallo nei panni di Samuele, affiancato da un'ottima Monica Nappo interpretante Zenobia; entrambi incarnano appieno la psicologia di due individui rimasti soli rispettivamente per l'eccesso e per l'esiguità di amore che danno nei confronti del loro partner, ma allo stesso tempo costretti a continuare a vivere nonostante le difficoltà della vita, ("Tu pure giri intorno alla pista e non arrivi mai" dice Samuele ad uno dei circensi). Il tutto coronato da una musica dal vivo che contribuisce ancora maggiormente a creare un’atmosfera di tipico vaudeville francese che arriva in certi momenti di unione tra prosa e musica a toccare persino il varietà. In sostanza uno spettacolo di spessore che si conclude con un’ottima risposta del pubblico dove si fondono in perfetta sintonia le emozioni, i sentimenti e le gag dei personaggi di Viviani che, ben lontano da un semplice narratore di banali storie amorose, ritrae perfettamente uno spaccato vivo della Napoli anni ’20, che Arias riprende con dimestichezza, poiché già abituato a spettacoli che uniscono perfettamente prosa e musica ma soprattutto perché, come detto da egli stesso, ha vissuto in età giovanile questa esperienza “difficile da dimenticare, questi personaggi da vaudeville borghese che non erano riusciti a nascondere il loro trucco da clown tenacemente attaccato ai loro visi.”
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