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Redazione News
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Ha migliaia di persone che lavorano per lui, tantissimi esperti che analizzano gli "infiniti" dati (big data) che Facebook e gli altri suoi social raccolgono dagli utenti (Facebook oltre 1,9 miliardi, Instagram 700 milioni, WhatsApp 1,2 miliardi e Messenger 1,2 miliardi), ma Mark Zuckerberg ritiene fondamentale "toccare con mano" quante più persone possibili, a iniziare dai suoi concittadini americani. A ribadirlo un lunghissimo e interessante post pubblicato questa notte ora italiana sul suo profilo personale Facebook, dove annuncia che la sua sfida personale per l'anno in corso è quella di visitare tutti gli stati dove ancora non ha mai messo piede. L'intento non è ovviamente vacanziero, ma quello di conoscere come la gente vive, cosa pensa, quali speranze e desideri ha. Che si tratti anche di un tour in vista di una sua futura candidatura alle presidenziali a stelle e strisce? Probabilmente sì. Come altrettanto plausibile è che qualcosa negli ultimi tempi è cambiato nella visione di quelle persone geniali che stanno contribuendo alla esponenziale crescita dell'innovazione tecnologica in cui siamo immersi. Basti pensare alle recentissime esternazioni del co-fondatore di Twitter Evan Williams, che ha sottolineato un certo fallimento di internet e non ultimo del suo social che non avrebbe contribuito a cambiare in meglio il mondo (il riferimento esplicito è anche all'elezione del presidente Trump). Che in tutto questo stia tornando alla ribalta l'importanza della "componente umana" forse un po' troppo facilmente messa da parte?
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