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La tecnologia e la rete sono una importante risorsa, tanto per gli utenti che per le aziende interessate al trattamento dei dati. Ma pubblicare o condividere sui social media alcune importanti informazioni personali che dovremmo conoscere solo noi, può diventare molto pericoloso. A evidenziare che bisogna prestare più attenzione di quella attuata ci pensa anche la ricerca "My Precious Data: Stranger Danger" condotta da Kaspersky Lab: i dati evidenziano che addirittura il 30% degli utenti ha condiviso con qualcun altro almeno una volta la propria password, il 37% dettagli finanziari o di pagamento e il 41% informazioni personali come scansioni di passaporti, patenti o documenti. "In modo preoccupante - sottolineano i ricercatori - quasi la metà (44%) degli utenti internet condivide informazioni personali online, senza considerare che, una volta diventate di dominio pubblico, possono sfuggire al controllo dei loro proprietari. Una persona su cinque ammette di condividere dati sensibili con persone che non conosce bene e con estranei, limitando così la possibilità di controllare il loro uso futuro. "Sebbene sia assurdo pensare che gli utenti di internet possano smettere di condividere foto, informazioni personali e altri dati, consigliamo di pensarci due volte prima di pubblicare online informazioni importanti". Altri dati alla mano dimostrano come l'eccessiva condivisione riguardo soprattutto i più giovani: lo fa, infatti, il 61% degli intervistati di età compresa tra i 16 e i 24 anni, rispetto a solo il 38% degli utenti con più di 55 anni. Questo atteggiamento riguarda anche le informazioni finanziarie: due giovani su cinque (42% delle persone tra i 16 e i 24 anni) condividono, infatti, i propri dettagli finanziari e di pagamento, mentre lo fa solo il 27% di chi ha più di 55 anni. Tornando ai dati generali, una persone su dieci (10%) ha condiviso con un estraneo il pin di accesso al proprio dispositivo e una su cinque (22%) ha lasciato il proprio dispositivo sbloccato e incustodito in mano a un gruppo di persone. Inoltre, circa un quarto (23%) degli intervistati ha prestato il proprio dispositivo a un’altra persona.

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