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Non sarebbe più bello e più sicuro se i giochi richiesti dai nostri figli (o che ereditano dopo che ci si sono divertiti i papà) avessero un contrassegno ancora più affidabile del PEGI per indicare l’età ragionevolmente sicura per praticarli? Ovviamente sì ed è partito un esperimento interessante in materia. Lo statunitense Entertainment Software Rating Board, l’organismo che valuta la gran parte dei videogiochi che arrivano sulle nostre console o sui nostri computer, ha creato un modulo di valutazione standard che viene compilato da programmatori ed editori e permette di assegnare una valutazione il più possibile omogenea ai giochi. Il fatto è discretamente importante perché oggi i punteggi attuali non sono sempre affidabili. Dipende dalla testa di chi visiona il gioco e dalle sue considerazioni personali sull’uso della violenza o di immagini forti e altro ancora. Per non parlare della pressione delle aziende, che cercano di imporre il punteggio per loro più favorevole. Spesso un voto risulta artificialmente alto perché punta a creare il fascino del proibito, spesso artificiosamente basso per ampliare il mercato (sì, l’industria dei videogiochi prevede tutto e anche il suo contrario). Si dirà che sarebbe giusto far votare anche i genitori. Forse, ma passando per uno schema di valutazione finalmente attendibile e ragionevolmente univoco, ogni papà e mamma potrebbero "votare” con meno ansie per il loro figliolo. Con portafogli, permessi, attenzione. E in ogni casa entri quello che viene giudicato appropriato. I risultati si dovrebbero poter osservare con l’apertura della stagione natalizia. Stiamo a vedere; per ora, l’iniziativa è da applaudire.

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