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Abbiamo esplorato rovine con Lara Croft. Ci siamo imbarcati con Guybrush Threepwood. Siamo andati a funghi con Super Mario, abbiamo combattuto con Ryu, abbiamo corso su e giù con Sonic e affrontato schiere di mostri con Bayonetta. I videogiochi sono uno dei grandi mezzi di comunicazione dei nostri tempi: sempre più potenti, sempre più interattivi, sempre più grandiosi. Di solito sono dei veri e propri kolossal, sviluppati da grandi case produttrici. Di solito. Esistono, però, anche produzioni più piccole. Artistiche, secondo alcuni. È un mondo poco conosciuto, che sta crescendo in fretta – il mondo dei videogiochi indipendenti. Un mondo che sta conoscendo grande fortuna grazie a Internet, ma che si ricollega agli albori dei videogiochi. I primi (come Spacewar!, antenato di Space Invaders) non venivano sviluppati con l’intento di guadagnarci su milioni di dollari. Erano, più che altro, dei modi per mettere alla prova i computer, per esplorare i linguaggi informatici. Erano divertenti prima di tutto per i programmatori. Ma lo erano anche per i giocatori e rapidamente diedero vita a una gigantesca industria. Il movimento dei videogiochi indipendenti nasce dal desiderio di esplorare vie nuove. I giochi di grande diffusione sono spettacolari, e possono crescere grazie a enormi team di sviluppo e milioni di giocatori, ma hanno un limite: essendo molto costosi, è difficile che le case di produzione abbiano voglia di rischiare su prodotti davvero innovativi. Mentre con budget minori, e quindi con meno soldi in ballo, diverse vie diventano possibili. Tra l’altro molti videogames ‘indie’ sono open source, e migliorano grazie all’aiuto di programmatori da tutto il mondo. L’arrivo dell’App Store ha dato un’ulteriore spinta al movimento, mettendo a disposizione degli sviluppatori una vetrina eccezionale per i loro giochi. Ma di che giochi si tratta? Sono diversissimi tra loro. Prendete Superbrothers: Sword & Sworcery [sic] EP, un gioco per iPhone che sarà disponibile entro il 2010. È una sorta di fantasy rètro, con una grafica volutamente minimale ed evocativa, una colonna sonora sulla stessa scia e una storia che (a quanto si dice) reinterpreta i clichè del genere. Di tipo del tutto diverso è Strange Adventures in Infinite Spaces, un gioco di fantascienza. La caratteristica? Gli incontri e gli eventi del gioco sono generati in modo casuale – e quindi non è possibile giocare due volte la stessa partita. Inoltre una sessione di gioco dura pochi minuti, rendendolo perfetto per chi vuole qualcosa di rapido e indolore con cui passare il tempo. Di esempi ce ne sono tanti. Quello che emerge da tutti è che i giochi ‘indie’ non sono soltanto ‘giochi a basso budget’, ma hanno alle spalle una vera e propria filosofia di design. O meglio, ne hanno parecchie. Alcuni guardano al passato, all’Amiga e al Commodore, cercando di recuperarne il fascino con un pizzico di nostalgia. Altri si preoccupano di costruire storie originali, bizzarre. Altri ancora sperimentano nuovi modi per programmare e nuovi concetti. Esistono molte community, tra le quali ad esempio Indie Games, in cui giocatori e programmatori discutono e si scambiano opinioni. Un mondo vivo, insomma, non meno di quello del cinema indipendente, o della piccola editoria. Un mondo nuovo per un nuovo mezzo di comunicazione. A dimostrare che dove c’è fantasia, i soldi non sono poi così importanti…

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basta vedere l'esempi di halo che arrivato alla bellezza di 6 episodi (3 ufficiali e 3 spinoff) e milioni di dollari spesi è il paradigma della mediocrità incarnato in un videogame...
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