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In occasione del Congresso europeo di scienza planetaria, tenutosi a Madrid la scorsa settimana, gli scienziati della Princeton University con i colleghi della University of Arizona e del Centro de Astrobiologìa (CAB) in Spagna, hanno reso noto il risultato dei loro ultimi studi sull'origine della vita sulla Terra. A generare la vita sul nostro pianeta potrebbero essere stati i microrganismi contenuti nei frammenti di pianeti lontani che si schiantarono sulla Terra all'inizio dei tempi. Se è vero che l'idea dominante è sempre stata che la vita si sia formata direttamente sulla Terra, la teoria della lithopanspermia, cioè l'idea che le forme di vita siano giunte da altri pianeti, non è del tutto nuova. In effetti non è affatto impossibile che i frammenti di meteoriti provenienti da altri pianeti potrebbero aver trasportato microorganismi che avrebbero generato la primissima vita nostrana. La professoressa Renu Malhotra, che ha preso parte ala ricerca, spiega che "i precedenti studi di astrofisica avevano escluso che un simile scambio inter-planetario di rocce avesse potuto verificarsi. Ma si basavano sulla velocità media delle rocce, piuttosto elevata, non sulla bassa velocità di alcune di queste". "I nostri calcoli - continua - ci dicono che le rocce a bassa velocità subiscono un processo di cattura planetaria molto diverso da quello contemplato fino ad adesso. Subentra la teoria del caos e una teoria matematica chiamata "bordi di debole stabilità" (weak stability boundary theory, in sigla Wsb). La probabilità di cattura per una roccia a bassa velocità (circa 100 metri al secondo) risulta essere circa un miliardo di volte superiore a quella di una roccia di media o alta velocità".  Insomma lo studio è attendibile, e l'idea che ne deriva - e vale non solo per gli scienziati, ma anche per noi comuni mortali - è che, se la vita è arrivata dallo spazio, allora nello spazio ci deve essere altra vita oltre a noi. Certo i microorgnismi sulla Terra hanno incontrato delle condizioni adatte allo sviluppo e non è detto che altrove esistano le emdesime condizioni, ma la speranza continua ad esserci...

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