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 Recensione scritta da Sara Formisano, Corso di Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale (Università degli Studi di Salerno)

Può un genio della Storia del Teatro mondiale sbagliare la scelta di un testo? O sbagliare di un interprete? O ancora prendere una decisione infelice sulla messa in scena? Chi ha sbagliato, deludendo il pubblico, in questo caso è stato Peter Brook, regista tra i pionieri dell'avanguardia anni Settanta. Alla rassegna Napoli Teatro Festival, Brook ha portato in scena un breve testo di Beckett dal titolo Lo spopolatore. Il testo fu scritto in francese tra il '65 e il '70 ed è molto interessante per i temi esistenziali di vita e morte e per i personaggi che lo popolano, a metà tra le anime di un girone dantesco e automi frutto di un'esistenza alienante. Vi si racconta di un luogo strano, un cilindro gommoso, composto da nicchie e molte scale, nel quale sono situati dei corpi, circa duecento. La metafora è quella della sopravvivenza, un'umanità smarrita, ogni corpo cerca la propria collocazione. Alcuni sono inquieti e non riescono a trovar pace, altri provano a salire in cima, altri ancora non lasciano mai il posto che hanno preso. Le scale poi possono essere viste anche come simbolo di passaggio su questa terra. Il testo è stato eseguito dall'attrice tedesca Miriam Goldschmidt, che si muove sul palco, copione alla mano, leggendo il testo di Beckett come fosse un reading perdendo completamente il senso dell'interpretazione. L'effetto di straniamento è immediato. Ma non è lo straniamento in sé ad essere disturbante, quanto il fatto che il testo di Beckett per la sua complessità e profondità sarebbe adatto ad un'interpretazione più valida della semplice lettura che, inoltre, non ha permesso allo spettatore di comprendere a pieno il senso. La Goldschmidt si è interrotta più volte a causa di rumori provenienti dalla platea richiamando il pubblico all'attenzione. La sensazione è quella di perdita e insoddisfazione come se ciò che l'attrice ha offerto sul palcoscenico non fosse abbastanza. La messa in scena è dimenticabile; qual è dunque l'errore? Brook ha deciso, a pochi giorni dalla prima, di cambiare la lingua dal tedesco al francese. Se ogni spettatore avesse letto il testo da solo, in poltrona e in solitudine forse avrebbe fatto meglio che vederlo rovinato da una preparazione frettolosa e sbagliata. Lo spopolatore ha “spopolato” la platea del Sannazzaro. Solo la scenografia era giusta. Sabbia nera sul proscenio, uno sgabello al centro e tutto intorno scale di legno a pioli che danno verso l'ignoto. Suggestiva, essenziale e pertinente al testo.
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