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Già grazie alla biografia di Steve Jobs firmata da Walter Isaacson, possiamo definire la vita del genio di Apple un libro aperto. Certamente anche le varie mostre in suo onore dislocate per il mondo hanno contribuito a ripercorrere la strada del visionario della Silicon Valley. Anche un big della musica internazionale come Neil Young aveva rivelato una delle passioni di Jobs: i dischi in vinile. A confidare un aspetto ancora più profondo della sua personalità ci ha pensato Lo zen di Steve Jobs, il graphic novel edito da Rizzoli, che approfondisce il rapporto del fondatore di Apple con il buddismo. La metà degli anni '80 non fu un momento lavorativamente roseo per Steve Jobs che, dopo aver abbandonato Apple, non riscosse molto successo con le vendite dei suoi computer Next. L'amicizia con Kobun Chino Otogawa, un monaco buddista zen emigrato negli Usa, aiutò Jobs in questo periodo difficile. La passione per l’arte e il design di Kobun e lo studio delle religioni orientali portò Jobs ad affinare la sua estetica del design. "Lo zen di Steve Jobs" è la rivisitazione immaginaria di un'amicizia - in fumetto - che concorre a delineare la personalità, le convinzioni e il senso del trascendente del genio di Apple.

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