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Pomodori immortali e patate giganti: la parola ‘biotecnologie’ evoca immagini strane. Sinistre, a volte. Da quando l’uomo ha avuto il potere di intervenire sulla vita stessa i pericoli sembrano essersi moltiplicati. L’unione di ‘bio’ e ‘tecnologia’ pare a molti il corrispettivo moderno del mostro di Frankenstein: un’idea abominevole che può fare soltanto male.

Ma la questione è più complicata di così. Innanzitutto, le ‘biotecnologie’, in una forma o nell’altra, esistono da millenni. Anche prima del salto tecnologico dell’ultimo secolo si usava fare innesti, per rendere le piante più resistenti e produttive.

L’esplosione tecnologica ha cambiato le cose. Uno degli elementi scatenanti del cambiamento è stata la crescita di conoscenza nel campo del DNA, il codice genetico che regola forme e funzioni di ogni creatura vivente. Modificare scientificamente il DNA di una pianta vuol dire intervenire a un livello profondo, modificando la natura stessa di quella pianta. Nascono così gli OGM, Organismi Geneticamente Modificati: croce e delizia di scienziati, ecologisti, politici e semplici curiosi.

Gli OGM, nel bene o nel male, aprono il campo a domande nuove e problemi inediti. L’esistenza di OGM significa in pratica che alcune forme di vita, create tecnologicamente, sono brevettabili: quindi è possibile che una compagnia farmaceutica abbia il brevetto su un certo tipo di coltura, che serve a produrre sostanze mediche. Da una parte questo è ovvio, perché la ricerca scientifica richiede l’investimento di enormi somme di denaro che nessuno, senza la possibilità di un brevetto, si sobbarcherebbe. Dall’altro, dicono i critici, questo significa introdurre il concetto di ‘brevetto’ in un campo in cui non dovrebbe esistere.

Le paure sono anche di altro tipo. L’utilizzo di piante modificate potrebbe diminuire la variabilità genetica delle piante stesse. In pratica: a furia di coltivare carote tutte uguali, c’è il rischio che, all’arrivo di una malattia, le carote vengano colpite tutte allo stesso modo e spazzate via in massa.

Ma, anche se i critici continuano a esserci, un crescente numero di scienziati inizia ad alzare la voce a favore della produzione di OGM. Innanzitutto c’è una considerazione semplice: non è che gli organismi ‘non’ modificati siano necessariamente più sani, anzi. Sono spesso più vulnerabili dei loro cugini tecnologici a malattie e infezioni, e possono trasmetterle agli esseri umani. Un’epidemia può sempre arrivare, ma con gli OGM arriva più difficilmente.

Inoltre la produzione di OGM pare una risposta a una serie di problemi oggettivi. Se noi possiamo prenderci il lusso di decidere, davanti a un frigo di un supermercato, che tipo di pomodori comprare, c’è chi non ha né supermercati né frigoriferi: gli OGM permettono di intervenire in zone del mondo in cui la fame è un problema serio.

Insomma: favorevoli, contrari, il dibattito è aperto. Se avete un’opinione, siamo curiosi di sentirla.

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se gli ogm serviranno a contribuire il benessere globale ben vengano!
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