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Di Giorgia Lupi (segue da “Alle Olimpiadi con l’oroscopo” - nella foto Diego Occhiuzzi, argento nella sciabola alle Olimpiadi di Londra 2012) "La regola delle 10.000 ore è stata formulata per la prima volta dopo un esperimento dello psicologo K. Anders Ericsson, con l'obiettivo di scoprire se l'allenamento contasse di più del talento per un musicista. Ericcson e due colleghi hanno diviso i violinisti dell'Accademia della Musica di Berlino in tre gruppi. Nel primo gruppo c'erano le stelle, quelli con potenziale per diventare i migliori al mondo. Nel secondo c'erano quelli semplicemente bravi. Nel terzo, infine, quelli che difficilmente sarebbero diventati musicisti professionisti, e che avevano intenzione di diventare insegnanti di musica. A tutti è stata posta la stessa domanda: nel corso della tua carriera, da quando hai preso per la prima volta in mano un violino, quante ore di esercizio hai fatto? Tutti, in tutti e tre i gruppi, avevano cominciato a suonare più o meno alla stessa età, intorno ai cinque anni. Nei primi anni tutti si esercitavano sulle due o tre ore a settimana. Ma intorno agli otto anni cominciavano ad emergere le vere differenze. Quelli che poi sarebbero diventati i migliori della classe hanno cominciato ad esercitarsi più di tutti gli altri. In effetti, all'età di vent'anni i violinisti “d'élite” avevano totalizzato più di diecimila ore di esercizio. Il secondo gruppo era sulle ottomila, ed il terzo poco più di quattromila. Quello che colpisce nello studio di Ericsson è che non si è trovato nessun musicista naturale che galleggiasse senza sforzo tra i migliori esercitandosi molto meno di loro, né, specularmente, alcuno sfortunato che, pur sforzandosi più di tutti gli altri, non avesse quello che serviva per arrivare al massimo. "La ricerca suggerisce che una volta che un musicista è abbastanza capace da entrare in una scuola di musica, quello che fa la differenza è quanto si esercita. Inoltre, i migliori dei migliori non si limitano a lavorare più, né molto di più. Lavorano molto, molto di più." (Fuoriclasse, Gladwell) L'idea che l'eccellenza in un compito complesso richieda un minimo di esercizio è emersa molte altre volte negli studi al riguardo. I ricercatori, in effetti, si sono accordati su quello che credano sia il numero magico per essere davvero capaci: 10.000 ore. “La cosa veramente interessante di questa regola delle 10.000 ore è che è applicabile ovunque, Non si può diventare un grande campione di scacchi, se non si ha giocato per almeno 10.000 ore" dice Gladwell ad una conferenza tenuta dal magazine The New Yorker. Qual è quindi il segreto del successo? Chissà se chi vincerà più medaglie alle Olimpiadi nelle fasce dei più giovani, è magari nato nei primi mesi dell'anno? Chissà se invece, si è semplicemente allenato molto di più di 10.000 ore? E quanto conta invece, il talento innato?"

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