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Un casco, un guanto, e si entra in un mondo parallelo: è questo il sogno della Realtà Virtuale. Di che si tratta? In poche parole: una realtà alternativa, generata al computer, in cui, grazie a interfacce avanzatissime, è possibile muoversi come nel mondo reale. Se avete visto Il Tagliaerbe, o Matrix, avete un’idea. Ma, che cos’è di preciso? Ed è proprio come ce la raccontano? Noi del lab siamo tipi curiosi, quindi andiamo a vedere un po’ meglio. Intanto la prima sorpresa: l’espressione ‘realtà virtuale’ non viene dall’informatica, ma dall’arte. Il primo a usarla pare sia stato Antonin Artaud, un autore di teatro (e di un mucchio di altre cose) molto influente. È vero però che nel campo dei media si è cercato a lungo di trovare una tecnologia ‘risolutiva’, che permetta di entrare dentro le storie e oltre lo schermo. Negli anni Cinquanta fu brevettato il Sensorama, un dispositivo in grado di simulare non solo suoni e visioni, ma perfino gli odori, delle esperienze reali. È stato con lo sviluppo dei computer, comunque, che la Realtà Virtuale si è iniziata a sviluppare davvero. A noi comuni mortali la Realtà Virtuale è nota soprattutto sotto forma di videogioco, spesso presentato durante fiere o manifestazioni varie: infilandosi un casco ci si isola completamente dall’ambiente circostante, per entrare nel mondo alternativo. Ma il suo uso principale non è ludico - è militare. Molta ricerca sulla RV, infatti, viene fatta per scopi esplicitamente bellici, perchè la RV è un ottimo modo per addestrare i soldati con costi e rischi relativamente contenuti. Tanti giochi di successo degli anni Novanta derivavano dai complessi simulatori sviluppati dai militari nel decennio precedente Ci sono anche usi meno sinistri - per esempio, la RV può essere un ottimo modo per insegnare la Storia, o per migliorare gli interventi medici (vi piacerebbe se un chirurgo potesse ‘entrare’ in un braccio e operarlo da dentro?). Va detto però che di questi usi al momento se ne vedono pochi - la RV sembra essere sempre sul punto di ‘sfondare’, diventando comune, senza però diventarlo mai. Gli esperti però sottolineano che è riduttivo pensare che la RV sia fatta soltanto di caschi e guanti: il desiderio di creare realtà alternative va molto oltre. Un esempio? Gli esperimenti dell’Istituto per le Tecnologie Creative della University of Southern California, dove stanno tentando di creare un ‘ponte ologrammi’ alla Star Trek, pieno di personaggi immaginari che interagiscono con gli spettatori - tornando così, per certi versi, al teatro d’avanguardia di Artaud. E poi c’è chi è scettico sul fatto che la RV sia legata soltanto all’alta tecnologia. Che dire dei cari, vecchi libri? Ci sono stati studiosi che hanno definito senza mezzi termini la letteratura come una forma di RV, senza con questo negare l’interesse di quelle più ‘tecnofile’: in fondo, quando leggiamo una storia che ci piace, ci immergiamo completamente dentro di essa, fino a sentire odori e sapori. E senza casco. Insomma, la discussione è aperta. Voi, come preferite andarci, nei mondi paralleli?

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