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Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. (Art. 21 Cost.) Anche per chi non ha sul comodino la Costituzione Italiana queste parole suoneranno familiari. Ricorrono spesso nei discorsi pubblici, in televisione, nei dibattiti politici e – certamente – anche nelle discussioni online. Si tratta di uno dei principi basilari del nostro paese - e di molti altri - su cui si fonda la libertà di pensiero e di espressione. Naturalmente l'avvento di internet ha dato un senso e un respiro molto più ampi a questi concetti. Tanto che il giurista Stefano Rodotà, con il supporto di Wired Italia, in occasione dell'Internet Governance Forum di Roma, ha proposto un'aggiunta a questo importante articolo: Articolo 21-bis Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. Leggendolo così, al primo impatto, sembra una considerazione superflua; ma fermatevi a pensarci un istante. Aggiungere questa semplice e breve frase alla Costituzione significherebbe trasformare l'accesso a Internet in uno dei diritti fondamentali dell'individuo. Insomma accettarne, in modo ufficiale, il peso e l'importanza come strumento, non solo di svago, di intrattenimento, di gioco, ma anche e soprattutto di espressione e informazione. Abbiamo già parlato di come sia complesso regolamentare un mezzo così vasto, aperto e in continuo movimento come il web. Ma nonostante queste caratteristiche – e anzi, proprio grazie a esse – la Rete è diventata lo strumento per eccellenza delle nuove generazioni per conoscere il mondo e anche per affermare e sviluppare un senso civico altrimenti quasi perso. Rimanere esclusi da questo servizio, per motivi che possono essere legati alle possibilità economiche e sociali, ma anche semplicemente a quelle territoriali (pensate alle zone non coperte dalla connettività, o prive di banda larga) significa non avere le stesse possibilità d’informazione e crescita di tanti altri. Fare una ricerca, leggere quotidiani online, guardare in streaming un dibattito politico o un evento culturale, cercare opportunità di lavoro… sono solo alcuni degli aspetti, legati ai diritti fondamentali dell'uomo, che la rete consente di vivere e condividere. E non poter stare al passo con la velocità e l'innovazione che internet ha introdotto significa rimanere inequivocabilmente fuori da una parte di mondo sempre più importante. Molti Paesi stanno lavorando su questo fronte. La Finlandia è stato prima al mondo a riconoscere al cittadino il diritto alla connessione con banda larga. A partire dallo scorso luglio, infatti, il Governo ha stabilito l'obbligo, per tutti i provider, di fornire a ogni residente una linea a banda larga con una velocità minima di 1 Mbps. Insomma, il fermento legislativo attraversa l'Europa e la buona volontà non manca. Staremo a vedere cosa accadrà. Quello che è certo è che il mondo della comunicazione non può più fare a meno di questo strumento, che sembra scontato per tanti di noi privilegiati sempre online, ma che in realtà non lo è affatto.

2 Commenti
SuperUser
quella della velocità minima era anche un mio pensiero. Se non sbaglio la legge italiana garantisce già un minimo, ma questo non viene rispettato
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grazie sarà mia premura rivolgermi alle associazioni per i diritti dei consumatori e alla comunità europea la vodafone è palesemente sotto questi parametri... ping 81ms download: 0,48mbps upload: 0,49mbps una vera vergogna!!!! test eseguito senza programmi in esecuzione.. dimostrabili da foto dello schermo del pc... i soldi che pago per un adsl 7 mb sono buoni buoni!!!
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