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Google Street View, con la sua enorme banca dati fotografica che ritrae ogni angolo del globo – spesso in alta risoluzione – può essere uno strumento prezioso per fotogiornalisti e reporter. Abbiamo già visto diversi esempi in questo senso. Doug Rickard, ad esempio, usa Street View per documentare lo stato sociale della provincia americana. Michael Wolf ha generato molte polemiche con il suo premiato A Series of Unfortunate Events e molti si sono domandati se il suo lavoro basato su Street View potesse essere definito fotogionalismo. E ancora, Jon Rafman parlando del suo lavoro con Street View, ha scomodato nientemeno che il famoso Cartier-Bresson, considerato da molti il padre del fotogiornalismo. In tutto questo, Aaron Hobson ha trovato una sua, originale via allo sfruttamento di Street View. A differenza dei colleghi, Hobson prende immagini da Google e le rielabora, piuttosto pesantemente, con Photoshop: saturazione alle stelle, contrasto marcato per rendere la scena più drammatica, un ritocco al colore, e le immagini finali appaiono trasformate. Difficile riconoscere la provenienza originale. Tutto è cominciato con l'esplorazione di Los Angeles, presto seguita da nove mesi di lavoro, paziente e sistematico, su diverse aree in Europa, Brasile, America Centrale, Hong Kong e Sud Africa (aree in cui le immagini sono in alta risoluzione). Potrà essere accusato di pigrizia o di volersi risparmiare qualche biglietto aereo ma, con il suo lavoro, Hobson contribuisce a far conoscere splendide e remote viste normalmente riservate ai pochi abitanti del luogo.  

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