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Qual è l'impatto del web sui tessuti politico e socio-economici delle diverse nazioni? Ce lo dice il Web index, un indice, creato proprio dal padre della Rete, Tim Berners Lee, e calcolato a partire da numerosi e complessi fattori. Lo scopo è quello di misurare il grado di capacità di ogni Paese di sfruttare i benefici derivanti da Internet. Per calcolare l'indice, tra le altre cose, viene tenuto conto della possibilità legale e materiale delle persone di accedere al Web, dell'effettivo numero di persone che vi accedono e dell'impatto che il Web ha sulla società. Quest'anno la World Wide Web Foundation, organizzazione senza scopo di lucro mirata a promuovere il Web come strumento di sviluppo e diretta proprio da Berners-Lee, ha pubblicato la prima classifica basata sul Web Index, coinvolgendo 61 nazioni in tutto il mondo. I risultati sono naturalmente interessanti. Conduce, in testa alla classifica, la Svezia, seguita da USA e Gran Bretagna e poi da Canada e Finlandia. L'Italia si piazza solo al 23esimo posto, in netto ritardo rispetto alle altre nazioni europee, quasi tutte nella top 20. Male i Paesi africani, meglio quelli del mondo arabo, anche se con molta differenza interna. Ultimo della classifica lo Yemen. L'indice, oltre che una fotografia della realtà di una nazione con focus su un aspetto ormai imprescindibile come il web, mira a dare risalto al ruolo della rete e a come possa migliorare la qualità della vita, ridurre i conflitti e perfezionare la governance nei singoli paesi.

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