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Un navigatore su quattro dichiara di seguire una o più Onlus sui social network. Lo fa perché trova che la comunicazione su questi canali sia più diretta e vicina alla gente (50%) o per fedeltà ad una specifica associazione (16%). Ancora troppo alta però la percentuale di chi afferma di non frequentare le pagine social delle organizzazioni no profit, mentre l’11% le trova espressamente non interessanti o non rilevanti. Questi i primi dati emersi dal nuovo approfondimento inedito del Non Profit Report 2011, l’indagine realizzata da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting.  Secondo la ricerca, ancora una volta sono i contenuti che potrebbero fare la differenza: chi ricorda una particolare fanpage, cita nello specifico l’organizzazione della pagina (47%), i post (29%) e le foto pubblicate (13%). “Questi dati dimostrano che la comunicazione non si improvvisa – afferma Massimo Fubini, amministratore delegato di ContactLab -. Non basta creare una fanpage per catturare l’attenzione degli utenti: la presenza sui social network va pensata e integrata all’interno di una strategia online che miri a costruire e mantenere un dialogo coi propri sostenitori e donatori. Una comunicazione costante ecoerente con le specificità dei mezzi utilizzati può diventare determinante per fidelizzare i propri contatti e potenziare il foundraising”. Gli utenti dunque chiedono trasparenza e concretezza: lo fanno manifestando l’esigenza di un’area riservata all’interno del sito delle Onlus (62%) per poter seguire da vicino lo sviluppo dei progetti o chiedendo maggiore cura dei contenuti, nelle newsletter così come nelle pagine social. Vorrebbero trovare più storie, magari illustrate da fotografie e accompagnate dai commenti degli stessi utenti che desiderano condividere la propria esperienza e portare una testimonianza del proprio impegno a sostegno di una causa. Chiudiamo con una nota di costume sulle abitudini degli utenti fedeli al terzo settore: chi dona online, ovvero il 39% dei rispondenti, è nella metà dei casi donna, mentre quasi due su cinque (il 37%) ha meno di 40 anni.

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