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Immaginate un telefonino che si piega, s’accartoccia e cambia forma più rapidamente di Optimus Prime. Che si carica a energia solare, si spolvera da solo e, quando si graffia, si auto-ripara. Ed è anche bello a vedersi. Un telefonino tanto intelligente da farti quasi invidia. Non male, vero? Peccato che per averlo dovremo aspettare (almeno) sette anni. Come dire, la pazienza fortifica.

È il Nokia Morph, un ‘concept’ di cellulare lanciato nel febbraio di quest’anno dalla Nokia, in una presentazione che si è tenuta al Museo di Arti Moderne di New York. Per i curiosi c’è un video su Youtube che spiega i dettagli di questo cellulare-che-non-c’è.

Per ora il Morph è solo un progetto che diventerà concreto entro, si spera, sette anni. L’annuncio è arrivato un tantino presto: presa dall’entusiasmo, la Nokia ha ridefinito il concetto di ‘presentazione anticipata’, suscitando molta curiosità e qualche battuta (Wired proponeva, tra le altre cose, di usare il Morph per difendersi dagli attacchi ninja, trasformandolo in una comoda stelletta da lancio).

Ma la cosa più interessante del Morph è la tecnologia che c’è/ci sarà sotto: per la precisione, la nano-tecnologia. Se fino a poco fa erano ancora un sogno, le nanotecnologie stanno davvero entrando nelle nostre vite, per cambiarle in modo profondo.

La nanotecnologia non è soltanto ‘tecnologia molto piccola’ - è tecnologia un sacco piccola, tanto da usare come unità di misura il nanometro, che equivale, circa, a un bilionesimo di metro (atomo pù, atomo meno). Per farci un’idea, Wikipedia insegna che una doppia elica di DNA ha un diametro di 2 nanometri.

Ora, anche se i cellulari piccoli sono comodi, un cellulare di 10 nanometri sarebbe un po’ troppo facile da perdersi. Ma immaginate tante, tantissime, piccole macchine montate insieme che lavorano all’unisono, assemblandosi in modi diversi, riparandosi a vicenda, dandosi una spazzata ogni tanto - e si arriva al Morph. E non solo.

Negli anni Ottanta le nanotecnologie sembravano dietro l’angolo, grazie ai lavori di Eric Drexler, il solito, geniale laureato del MIT, che incantò scienziati e appassionati con le sue visioni di nanotecnologie presenti ovunque, in grado di fare qualsiasi cosa, dal curare malattie al migliorare le comunicazioni.

Anche se i sogni di Drexler sono ancora di là da venire, e nel tempo l’entusiasmo si è un po’ assopito, le nanotecnologie si stanno facendo avanti in modo molto concreto. Il Morph è di là da venire? Vero, ma se volete le nanotecnologie qui e ora, basta procurarvi un iPhone, il ui touch-screen funziona proprio grazie ad esse. E nel Berkeley Lab (no, non sono concorrenti del Vodafone Lab) hanno sviluppato una radio ‘grande’, si fa per dire, 10 nanometri, che si è subito messa a captare canzoni di Eric Clapton (ecco il video dello storico momento). Le applicazioni previste non riguardano tanto le feste di diciott’anni, quanto il campo medico: potrebbe essere usata per monitorare il corpo umano a livello cellulare, aumentando le possibilità di diagnosi e cura delle malattie.

In effetti, oltre ai cellulari, sembra essere la medicina l’altro grande target delle nanotecnologie. Nel 1966 uscì un film, Viaggio Allucinante, in cui una crew di scienziati si faceva rimpicciolire per essere immessa nel corpo di una persona della quale era necessario salvare la vita. Forse non saremo in grado di rimpicciolire scienziati tanto presto, ma potremo creare piccole macchine meno ambiziose, che analizzino tessuti, riparino danni, eccetera.

Come al solito qualcuno punta il dito sui rischi. In un mondo in cui ‘piccolo’ non significa ‘che sta comodamente in tasca’ ma ‘che sta comodamente in cellula’, macchine e macchinette saranno pressocchè ovunque. Come sarà possibile distinguerle e, volendo, starne alla larga? Come potremo esser certi che il nostro capo non riempia di microspie l’acqua dell’ufficio, facendocele inghiottire per poi monitorare ogni nostro movimento?

Insomma: le nanotecnologie miglioreranno la nostra vita o la renderanno un incubo? Dirlo, come sempre, tocca a voi.

4 Commenti
Non applicabile
Sarebbe una figata
Non applicabile
_sarà_ una figata... almeno, io ci credo.
Non applicabile
Beh si nominava gia' Michael Crichton e Timeline in un commento a proposito del teletrasporto... adesso mi viene in mente Preda, un altro suo romanzo, sempre molto avvincente. Questa volta Crichton, racconta di micro-videocamere iniettate nel corpo umano per diagnosi di estrema precisione, quando ho letto il racconto (4 o5 anni fa..) mi sembrava fantscienza, ma non e’ una realta’ cosi’ lontana… Nel libro, uno sciame di videocamere robotizzate evade dal laboratorio e incomincia ad evolversi ed autoriprodursi, diventando sempre più pericoloso…spero non decida di volare via anche il morph telefono smiley wink magari perche’ gli chiedo di prendere il colore pandant con la borsa e le nanoparticelle non apprezzano ;-p Stiamo a vedere, 7 anni non sono poi cosi’ tanti, sono davvero curiosa.
Non applicabile
Bel post francesco! Nel merito la scienza applicata, meglio nota come tecnologia si è rivelata fin'ora il volano migliore per cambiare il mondo. Spero molto che i soliti speculatori non rendano inutili tutti questi sforzi... in fondo, cm diceva Ford, il vero progresso è solo quando è per tutti.
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