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Accade a molti di noi, forse tutti, di non ricordarsi dove abbiamo lasciato il nostro cellulare, e siamo tutti d'accordo su quanto possa essere fastidioso cercarlo ovunque e non trovarlo. Del resto non c'è in ballo soltanto un oggetto, ma anche dati personali in quantità industriale da proteggere, con gravi conseguenze per la nostra privacy. Logico allora che il business delle funzioni antifurto abbia preso piede in poco tempo, app o funzioni integrate che siano. Così, dopo il successo incontrato da Apple grazie a Kill Switch, un'opzione in grado di bloccare il telefono a distanza rendendolo inservibile, anche Microsoft e Google si sono messe al lavoro per offrire un servizio analogo nelle prossime versioni dei loro sistemi operativi mobile, Android e Windows Phone. La casa di Cupertino, lo ricordiamo, ha introdotto il blocca terminali rubati a settembre con la release di iOS 7, e stando ai dati del Secure Our Smartphones Initiative Group, i furti di prodotti della Mela sono crollati del 19% nei primi cinque mesi del 2014: un obiettivo che anche Redmond e Mountain View vogliono raggiungere in breve tempo, grazie una funzione software integrata in profondità nel sistema operativo, attivabile da remoto. Dunque una scelta in contropiede, ma fino a un certo punto: riuniti nello scorso aprile sotto l’egida di CTIA (l’organizzazione internazionale per il wireless), i principali fabbricanti di smartphone avevano trovato un’intesa comune sul tema, fissando al 31 luglio del  2015 la data limite per rendere disponibile sui telefoni mobili  Kill Switch. Il tempo corre, la concorrenza pure.

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