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Ci sono due parole che quando sento riferite ai figli mi fanno rizzare i capelli in testa: investimento e strategia. I genitori che scelgono la scuola con accuratezza "perché, sai, è un investimento" o quelli che mi dicono "investo così tanto tempo nei miei figli che..." (su quelli che addirittura parlano di tempo-qualità, poi magari scriviamo un altro post) mi mettono addosso l'Ansia Suprema, cioè l'ansia globale, quella che provi per te stesso e per i pargoli di tutti all'unisono. La parola porta in sé un'idea di causa-effetto, di movimento-risultato, di aspettativa-soddisfazione che applicata ai figli mi pare una chimera per noi genitori e un'ingiustizia per loro, figli. Coi figli, il movimento dei genitori è per sua natura disinteressato. Il risultato imprevedibile. L'aspettativa è slancio. La soddisfazione un parametro il cui baricentro sta nel territorio loro e non nel nostro (perché lo sappiamo bene che se siamo soddisfatti noi e loro infelici non stiamo facendo un gran bel lavoro). Un investimento in Borsa con questi presupposti chi mai lo farebbe? Ecco, allora cambiamo parola. Strategia invece mi farebbe schiattare d'invidia se non fosse che io un genitore che sia riuscito a impostare (e a perseguire fino in fondo senza cambiare rotta) un piano d'azione a lungo termine per raggiungere uno scopo preciso con i suoi figli non l'ho mai incontrato, la qual cosa mi rassicura assai. Certo che un'idea di dove andare con i nostri figli ce l'abbiamo tutti, ma una strategia, quella no. Piuttosto ho una serie infinita di abbozzi di strategie che avrebbero fatto impallidire Pericle ma che si sono autodistrutte, immancabilmente - una per una- sostituite da una serie di improvvisazioni, alcune geniali altre catastrofiche. La realtà è che c'è ben poco di quanto mi sia e stia accadendo come genitore che rientri nella categoria del "già visto, conosciuto, pianificabile" e, se c'è, dura poco. Presto entra in gioco una nuova componente che ribalta tutto: un lato della personalità di mio figlio che lo fa reagire diversamente da come ho fatto io alla sua età, o una passione di mia figlia per qualcosa che a me fa venire la noia e il disgusto. O ancora, bella convinta per una serie di motivi etico-educativi/pratici/prospettici che da A sia giusto arrivare a B, mi ritrovo a rinnegare B per un C apparso dal nulla, ma di gran lunga migliore (e spesso svelatomi dai miei figli). E così ho pensato di cominciare questa settimana dicendo che se cercate delle strategie da mettere in pratica per controllare come e quanto i vostri figli accedono a internet, cambiate parola. Strategia è troppo faticosa e - come investimento - porta con sé troppa aspettativa. Documentatevi ben bene (e qui a inFamiglia ce n'è abbastanza da diventare quasi smanettoni) e poi buttatevi allegri nella giostra dell'acuta improvvisazione (ho detto acuta, eh?), ché noi genitori navighiamo a vista e non ce la caviamo niente male. lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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