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A tutto c'è un limite, a anche alla drone-mania. I cieli svizzeri, e soprattutto quelli delle città, ne sempre più popolati, ma dal mese prossimo arriva una stretta che potrebbe fare scuola: infatti ogni volo in prossimità di un gruppo di persone molto vicine l'una all'altra, oppure in un raggio di 100 metri attorno ad esse, dovrà essere autorizzato dall'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC). Così dopo qualche anno di tolleranza, si è deciso di mettere ordine: fondamentale è stato quanto è accaduto recentemente a Zurigo, durante il concerto dei Rolling Stones allo stadio Letzigrund, con la polizia che ha denunciato il proprietario di un drone munito di una videocamera che aveva sorvolato gli spettatori. Tali riprese, secondo le nuove norme, saranno permesse solo dopo un'autorizzazione concessa dall'Ufac (il costo di un permesso varia dai 50 ai 600 franchi, a seconda del tempo impiegato per l'esame della domanda). È stato quindi adottato il principio secondo cui droni non possono essere impiegati né nell'ambito di assembramenti di persone né in mancanza di contatto visivo diretto. In casi eccezionali l'UFAC può tuttavia rilasciare un'autorizzazione per questo tipo di voli. Insomma, in aria solo oggetti volanti identificati e autorizzati: scelta giusta o freno esagerato a un fenomeno emergente dell'hi-tech?

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