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Si è tenuto la scorsa settimana, a Milano, l'e festival, una serie di incontri per le vie della città tra persone, aziende e istituzioni che si muovono in Rete o che vogliono scoprire e vivere il digitale. Sono partita con penna e block notes per raccogliere le storie delle donne (e delle mamme) e del loro danzare nella vita: un carnet di ballo che conta tra i pretendenti lavoro, figli, compagno, ambizioni. Un po' stordita dalla sorpresa, apprendo da Donne Manager che il 27% di noi mamme si fa un giro di valzer con la decisione di lasciare il lavoro dopo il primo figlio, incapaci di sostenere la cultura del presenzialismo che dilaga negli uffici e ci chiede di partecipare a riunioni programmate alle 6 del pomeriggio (ben oltre l'orario di chiusura di asili e scuole). Udite, udite, la Banca d'Italia calcola che senza questa perdita il nostro PIL aumenterebbe del 17%. Ma le donne non si scoraggiano e, grazie alle rete, costruiscono iniziative da capogiro, nel senso che mi è venuto proprio il capogiro ad ascoltare la moltitudine di attività descritte dalle mamme che hanno parlato al Momcamp. Tra iniziative di business, sociali, di scambio e accrescimento. Tra mamme che raccontano di aver imparato a essere genitore leggendo i post delle altre in rete e mamme che confessano di essersi salvate dalla depressione solo grazie alla solidarietà trovata nei portali e nei forum dedicati. E quelle ancora che, finite a scrivere in Rete per caso, per una specie di autoterapia, da lì sono ripartite e oggi sono acclamate autrici di libri o manager di agenzie di comunicazione che aiutano le aziende a fare breccia nei cuori delle madri, target assai saporito per il marketing di questi tempi. Insomma, la società è cambiata e la rete familiare fatta di nonni e parenti a sostegno della maternità non è più solida o scontata come lo era anni fa. Così le donne vanno in Rete - quella virtuale - a cercare aiuto e lì lo trovano, sia morale sia di informazione su prodotti e servizi. Molto intelligentemente Barbara Sgarzi ha parlato alle aziende spiegando che la mamma primipara è una donna che sta imparando e per questo è più debole e fragile. Il loro marketing non dovrebbe indurle a bisogni che non hanno, bensì accompagnarle con tranquillità e trasparenza: se non è sfruttata, la mamma tornerà. E sì, si è parlato anche di figli e tecnologia, delle nostre paure di genitori e delle sciocchezze che i nostri figli possono fare su internet. Non si scappa, le parole che tornano sono sempre le stesse: fiducia, trasparenza, interesse. Come cresciamo i nostri figli e li prepariamo poco a poco al giorno in cui usciranno da casa per andare a scuola da soli, così dobbiamo accompagnarli sulla soglia dell'online dando loro gli strumenti e le conoscenze per usare il digitale con la testa. Insomma, se non ti interessano i social media e lasci i tuoi figli soli ad aprirsi un account su Facebook è un po' come se odiassi le discoteche e non ti interessassi di cosa succede quando tuo figlio ne frequenta una. Dopodiché, quando tuo figlio è online, fiducia e dialogo sono i must. Grande assente in questo turbinio di pensieri, eventi e discussioni: la scuola. Niente loghi tra i patrocini e niente relatori con cui confrontarsi, mentre più mamme chiamavano a gran voce, chiedendo supporto già dagli anni in cui i nostri ragazzi vanno alle elementari. lavale3 è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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