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L'estate della maturità è l'estate più lunga per uno studente. Una voglia di libertà spinge a varcare i confini nazionali, così i Paesi esteri diventano spesso meta delle meritate vacanze. Abbiamo chiesto a Roberta Milano e a Giovanni Sedda di raccontarci il loro viaggio dopo gli esami. Oggi il primo racconto. Nome Roberta Milano Dove ti trovo in Rete? Sul mio blog, su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e Storify con il nick robertamilano. Sì, lo so, non sono stata molto fantasiosa. Che ricordi hai della tua maturità? Molto lontani. Più o meno erano “gli anni di Happy Days e di Ralph Malph”. Come tema scelsi la traccia sul Leopardi che «non crede al progresso e te lo fa desiderare; non crede alla libertà e te la fa amare; chiama illusione l’amore, la gloria, la virtù e te ne accende in petto un desiderio inesausto». Ricercata e riscoperta ora grazie a Google. Ricordo molta ansia, soprattutto per gli orali: se non eri così secchione (si può dire?) da prepararti bene in tutte le materie, sapevi che molto del tuo esito finale dipendeva dalla famosa “seconda materia”. Famosa allora. Ora tutto è cambiato. Comunque andò bene. Dove sei andata in vacanza quell'estate? A Parigi una settimana, con il fidanzatino di quei tempi. Ricordo il senso di libertà e la sorpresa di scoprirmi cresciuta, diversa. Non lo ero, ma il fare cose “da grandi” continuava a rimarcare un cambiamento. Ricordo l’emozione di respirare, per la prima volta, un’aria internazionale. Ricordo il Louvre e gli altri luoghi studiati sui libri o visti in tv. La Francia, per noi liguri, è vicina. Ma Parigi è altra cosa, non era solo Francia, era il primo altrove. Non c’era internet e io vivevo con un certo peso il mio essere provinciale. Insomma Parigi era «oltrepassare frontiere e amarle – in quanto definiscono una realtà, un’individualità, le danno forma, salvandola così dall’indistinto», come nel testo di Magris, traccia proprio del tema di maturità di quest’anno. Esiste un gruppo su Facebook dove spero che gli studenti raccontino il loro tema del 2013 e il loro rapporto con il viaggio. Come comunicavi con la famiglia durante quella vacanza? Non ricordo nulla o quasi del come, buffo. Sicuramente il viaggio rappresentava un pretesto per staccare da quella comunicazione quotidiana che significava controllo. Presumo di aver telefonato da una cabina telefonica. Ricordo invece il quando si comunicava. All’inizio, per far sapere che eri arrivata e andava tutto bene, e prima di rientrare, per far sapere gli orari precisi. E mia madre mi diceva sempre: “ti preparo una bella minestra, chissà come avrai mangiato male”. La minestra di verdure è un ricordo indissolubile di ogni mio ritorno a casa. Un aneddoto dal tuo viaggio? A Parigi, l’ultimo giorno, ricordo che mi rubarono quasi tutti i soldi, quelli lasciati nel modesto hotel di Place de la République. E così imparai che non si lasciano i soldi in stanza. E iniziai a capire, anche, che non si è mai maturi abbastanza. Per fortuna. Photocredit: Paola Faravelli

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